martedì 26 luglio 2011

Il Futuro di Monny M.

Ecco un'altra riflessione che mi è appena passata per la testa e che vale la pena di scrivere (possiamo definire Luglio un mese creativo per questo blog sfigato? MAH!).
Le mie considerazioni circa il mio imminente futuro universitario.
Già, oggi mi sono iscritta alla Facoltà di Lettere e Filosofia, indirizzo Storia.
Mi è sempre piaciuta la storia, sapete? A dire il vero nutro un interesse particolare nei confronti della Preistoria e dell'Età Ellenistica in generale. Fin da piccola amavo leggere le storie della mitologia greca e guardare la Macchina del Tempo con i suoi Australopitechi, i nostri bisbisbisbisbis...insomma, i nostri antenati. Mi divertivo a giocare al divino Achille e a sfottere Paride ogni volta che scoccava quella maledetta freccia (d'accordo, ero piuttosto anormale...non che ora non lo sia più, eh?).
Comunque sia, proprio per queste mie passioni ho deciso di scegliere il corso di storia.
Se la cosa mi incuriosisce da una parte, è anche vero che dall'altra mi deprime e basta.
Certo, voglio laurearmi da brava Lisa Simpson per rendere felici i miei genitori e sentimi realizzata nella vita, ma è anche vero che l'idea di studiare per altri cinque anni (visto che con tre, al giorno d'oggi, non vai da nessuna parte) e finire a svolgere (forse) un lavoro assolutamente diverso da quello immaginato (come ben succede, nel nostro Bel Paese) di certo non mi aiuta.
In Italia funziona così, purtroppo: i più disoccupati restano i laureati (quelli in lettere poi, fanno semplicemente pena). Forse sono io ad essere eccessivamente pessimista (probabilmente Schopenauer fu un mio lontano parente), ma la situazione generale per ora resta questa e non sembra destinata a cambiare.
Senza contare che, per quanto riguarda il mio futuro post-Università, a dire il vero non ho pensato niente in merito. O almeno, ho pensato, ma come spesso mi succede i miei pensieri ultra-eccentrici non sono propriamente collegati con il mondo del fattibile.
Innanzitutto, voglio scappare dall'Italia. Fosse per me, lo farei anche ora, senza quella maledetta Università che invece mi frega solo tempo prezioso. Andrei prima in Europa, a svolgere lavoretti per negati in inglese tipo baby-sitter super affiancata da un tutor italiano o, altrimenti, volontariato in tutto il mondo (vista la mia misantropia, opterei per un volontariato ambientale). Successivamente, se la fama mi sorride, andrei a vivere per sempre in Australia: lì il lavoro non manca, la gente è simpatica e la paga è buona. Ho letto centinaia di blog sul continente, e posso affermare che nessuno è tornato deluso (a dire il vero, proprio per questo, pochissimi italiani sono tornati qui a marcire).
Se venissi poi pervasa da sensi di colpa troppo potenti, tornerei in Italia e farei uno dei miei lavori preferiti: la libraia al Libraccio (quante l). Lo so, affermazioni così ti lasciano di stucco. Ma, cazzo, è il mio lavoro! Io adoro i libri da quando ero un piccolo embrione (ok, forse un poco dopo); il mio desiderio è sempre stato quello di avere a che fare con loro per tutta la vita (d'accordo, quando non conoscevo ancora bene l'odioso mondo delle scienze volevo andare a fare la biologa marina o ritirarmi in Ruanda a studiare i Gorilla di Montagna).
Se i libri sono poi vecchi e usati, la cosa mi emoziona ancora di più. Mi piace passare intere giornate in quella libreria, a sfogliare libri abbandonati dai loro proprietari e che ingialliscono sempre di più tra gli scaffali. Visto il loro prezzo stracciato di solito ne compro a bizzeffe, finendo la paghetta faticosamente guadagnata (altre volte, invece, sfrutto la madre e faccio prima).
Mi piace comprarli, metterli nella mia teorica libreria, e guardali 'fraternizzare' con gli altri libri, forse già conosciuti al Libraccio, forse no.
Il pensiero di stare lì tutto il giorno, anzi, tutta la vita a sfacchinare e a sollevare volumi su volumi, non mi spaventa affatto. Sarebbe davvero un sogno bellissimo. Certo, forse avere una libreria di libri usati solo mia sarebbe ancora meglio, ma mi accontento anche di quanto detto.
Ah! Contemporaneamente tenterei di sviluppare al meglio l'hobby tanto amato della fotografia: anche l'idea di diventare fotoreporter mi elettrizza parecchio!
Eh già, che cazzo ci vado a fare all'Università lo sa solo il mio gatto.
Solo che lui è famoso per la sua stronzaggine, e si ostina quindi a non volermelo dire.

Lettera ai fumatori

Cari fumatori, questa sera sono particolarmente arrabbiata con voi.
Come sapete il rapporto tra noi non è mai stato dei migliori; sin da piccola ho sempre cercato di mantenere le distanze da voi, creature malinconiche, tristi e sempre puzzolenti di fumo. Come se in questo mondo non ce ne fosse già abbastanza.
Viviamo in una Terra ferita e inquinata; ogni giorno respiriamo quintali e quintali di sostanze tossiche e pericolose che causano silenziosamente miliardi di morti. Eppure, nonostante ciò, ecco che voi peggiorate la situazione e diventate, nel giro di qualche giorno se non ora, schiavi di un piccolo bastoncino di nicotina.
Voi, il più delle volte persone gentili, intelligenti; veri e propri esempi da ammirare.
È forse questo che mi disgusta in particolar modo: come potete degenerare così? Non siete persone stupide, non lo fate per moda; spesso da quel che sento fumate per “necessità”; la sigaretta viene definita una “valvola di sfogo” ai i vostri problemi.
Ora, vi domando: ritenete davvero che quella schifezza possa aiutarvi? Sappiamo entrambi che questa è una super bufala, una scusa infantile inventata su due piedi e che non fa altro che rendervi maggiormente ridicoli.
Cari amici, VOI soli fate diventare la sigaretta una migliore amica. VOI lo volete. VOI vi convincete del fatto che sia così. Come disse Kant una volta “una persona diventa ammalata solo se lo vuole”. Persino il buon Freud comprese le potenzialità della nostra mente: se vuole una cosa, sia consciamente che non, la ottiene. C'è poco da fare.
Quello che vi chiedo, quindi, non è tanto di combattere contro il fumo, quanto piuttosto con voi stessi: avete una tempra da fare invidia a un leone, e secondo me le situazioni e i problemi, per quanto dolorosi e difficili, possono essere affrontati e risolti in modi ben più efficaci.
Siete forti, non piegatevi a tanto.
Non vi rende onore e vi toglie solo punti di merito.
Io ho diciannove anni, e non ho mai toccato una sigaretta. L'ho sempre evitata, l'ho sempre odiata e tutt'oggi la rinnego. Ho affrontato situazioni difficili senza inspirare tabacco, e in un modo o nell'altro, da sola o in compagnia, sono riuscita ad andare avanti.
Mi dispiace se state storcendo il naso nel leggere queste righe, se sbuffate contro i non-fumatori che vi bacchettano quando fumate vicino a loro o se odiate le sanzioni imposte nei vostri confronti.
Mi dispiace se ci definite un gruppo di sfigati, ignoranti, o guastafeste.
Il nostro è un atteggiamento forse odioso, forse antipatico, ma è l'unico modo per proteggere sia noi sia voi stessi.
Quelli in torto, in qualsiasi circostanza, resterete sempre voi.