Era una fredda giornata d'inverno, una di quelle in cui il gelo sembra intenzionato a toglierti il respiro con quelle sue carezze letali.
Lei, però, quel gelo non lo sentiva affatto.
Stava lì, rinchiusa tra quelle mura come se fosse un fiore troppo delicato da esporre a un clima tanto avverso. Il corpo di donna dalle forme ormai sviluppate era accuratamente nascosto da vesti e sottovesti dannatamente pesanti e fastidiose che rendevano però regale e imponente la sua già esile figura. A condire il tutto vi era poi un orribile pellicciotto grigio sulle spalle, regalo di uno dei tanti signori di quelle terre a lei tanto avverse.
Quanto avrebbe voluto tornare nella propria terra per gioire delle meraviglie continue che essa offriva! In estate le cicale componevano canti melodiosi, in primavera si sentiva ovunque il profumo degli alberi in fiore, in inverno i grandi pini sussurravano ninnananne alimentati dal vento e, in autunno, le foglie ricoprivano la terra rendendo morbido ogni passo.
Un sorriso a ricordare quelle gioie passate, poi, più nulla.
L'infanzia era finita e lei, come sua sorella, sapeva bene di dover svolgere il compito affidatole da chissà quale destino: sposarsi. Nessun amore a condire quell'unione, solo mero interesse economico.
Lo sapeva, lo leggeva sin troppo bene negli occhi scuri del padre che tanto rispettava e in quelli spenti di sua madre, vittima di un similare destino.
Pensava spesso a loro, genitori che le avevano dato la vita, chiedendosi ogni volta se, alla fine, l'amore aveva trionfato nonostante i caratteri tanto opposti.
Sapeva bene la risposta.
Guardò ancora una volta fuori dalla grande finestra: i soldati pattugliavano le mura costantemente e con devozione, quasi non sentissero quel gelo così letale.
Non riuscì, in realtà, a non provare invidia nei confronti di quegli uomini. Persone devote al sovrano, spesso in pericolo di vita ma, in fondo, libere.
Libere di fare qualsiasi scelta, libere di amare, libere di seguire le proprie aspirazioni.
Libere, insomma, di vivere.
Un sospiro lento e basso terminò quell'oceano di pensieri. Gli occhi d'ambra guardarono il panorama innevato oltre la reggia senza tuttavia soffermarsi su nulla in particolare. Anche un solo fiocco avrebbe potuto far tornare tristi ripensamenti.
Avrebbe adempiuto al suo dovere. Avrebbe sposato l'uomo sceltole, lo avrebbe rispettato e amato con devozione donandogli figli forti e sani. Questo era il suo scopo, il suo destino.
Sarebbe andata in moglie al fratello del re, un uomo forte e temuto per il suo grande potere. Tutti aspettavano con ansia la futura cerimonia; nessuno parlava d'altro. Si tessevano lodi sulla bellezza della sposa e sulla grandezza di colui che sarebbe presto diventato suo marito.
Nessuna voce contraria.
Nessuna.
Solo la sua, troppo debole e insignificante per essere udita.
Altro sospiro, altro pensiero bruciato.
Non era quello il momento di dolersi.
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