mercoledì 1 febbraio 2012

L'attrice

Fuori nevica da due giorni e tutti parlano di freddo siberiano.
Prende cappotto, sciarpa, guanti, stivaletti imbottiti, cappellino di lana. Si guarda allo specchio non trovando tuttavia il suo volto. Al suo posto c'è uno sguardo perso, vuoto; due occhi segnati da occhiaie bluastre che contrastano con lo sfondo giallognolo della pelle.
Farà pur freddo ma deve uscire e porre finalmente fine ai suoi astratti arresti domiciliari.
Lo studio, per un giorno, aspetterà pazientemente il suo ritorno.
Già li vede i grandi del passato guardarla con aria avvilita: Garibaldi, Cesare, Napoleone...tutti scuotono la testa borbottando qualcosa circa la sua negligenza.
Regala uno sguardo desolato al libro e, via, s'incammina verso quell'improvvisata e decantata Siberia urbana.
Il primo passo, quello dentro-fuori casa, è sempre il più difficile. A volte le piace osservare lo sguardo delle persone intente a fare questa grande mossa: c'è chi fa un sospiro, chi si getta letteralmente nella mischia, chi tentenna sistemandosi il cappotto, chi cerca gradualmente di entrare in contatto con il mondo. L'espressione, il più delle volte, resta schifata, come se nessuno volesse varcare quel limite invisibile e addentrarsi nella giungla selvaggia.
Ci prova pure lei riuscendovi senza troppi indugi. La neve scende continua e rapida, quasi i fiocchi volessero gareggiare tra loro per guadagnarsi il primo posto sul cemento.
Il freddo si sente, ma non è poi tutta questa tortura: lo assapora inspirandolo a pieni polmoni, rendendosi presto conto che il vero gelo era in realtà rinchiuso là, nel suo presunto nido domestico da tempo capitale di ipocrisia e indifferenza.
Un nido, dunque, che nemmeno si può definire tale.
Genitori che non si amano, fratelli che non si considerano. Eppure, là dentro, tutti continuiamo a recitare la parte della famiglia felice e spensierata. L'ipocrisia è rimasta l'unica amica capace di mantenerli ancora uniti. Cade lei, crolla la famiglia.
È un compito difficile quello dell'attore e dell'attrice, non ci piove. Tutti sanno tutto ma nessuno deve dire niente di vero, perché darebbe solo fastidio e causerebbe troppi guai a tutti. Poi c'è pure quello che sa solo in parte, quello che immagina e quello, infine, che non sa proprio nulla e che si ritrova coinvolto in questo macabro gioco destinato a ripetersi per chissà quanti anni ancora.
L'attrice esce dalla dimora, ecco dov'eravamo rimasti.
Si sistema il cappotto dopo quel rapido incontro con l'inverno e prende la prima strada che vede. Non ha una meta precisa; a dire il vero non l'ha mai avuta. Tira dritto stavolta, puntando gli occhi verso il basso e calpestando la fanghiglia rimasta nelle strade non pulite. È quasi divertente per lei che ancora non aveva sentito quel candido manto. Non è ancora riuscita a toccarlo, però.
Provvede in poco tempo: la mano finisce sul cofano innevato della prima auto che incontra. È pieno, pienissimo di neve. La prende tra le dita, l'annusa, la sfiora con il naso, sorride. Così l'attrice saluta quel meraviglioso e raro dono naturale.
Eccola ora correre all'improvviso: dunque è il tram il suo destriero. Lo raggiunge dopo aver evitato le automobili in corsa e, in breve, sale.
Il caldo la pervade: allora esiste ancora. È riuscita a trovarlo lì, sopra quel mezzo puzzolente e rumoroso, sempre pieno di gente dai mille odori. Poteva andare peggio.
Si siede sistemandosi un'ultima volta il cappotto e...niente. Aspetta. Il tram ormai è partito con il suo solito cigolio stanco, ma lei sembra non preoccuparsene. Non ascolta nemmeno la voce meccanica che annuncia le fermate; probabilmente non è il momento.
Gli occhi sono solo puntati sul finestrino attratti da quell'improvviso e meraviglioso panorama innevato. Vedere la città ricoprirsi di bianco è sempre un'emozione unica per tutti. Non è la sola a osservare l'ambiente attorno; buona parte dei presenti lo fa, chi con più, chi con minor attenzione.
Tutti, in un solo istante, sembrano essere tornati bambini.
Il viaggio continua.
Lei osserva e immagina, come fa sempre del resto quando si tratta di viaggiare.
Cosa immagina, ahimè, a noi non è dato sapere. C'è chi la guarda incuriosito da quei sorrisetti sfuggenti che talvolta riaffiorano sul suo viso pallido, chi si domanda cosa stia mai pensando quella ragazza che continua a mordersi continuamente il labbro, quasi dubbiosa.
E chi lo sa.
Passano i secondi, poi i minuti, poi addirittura un'ora.
La gente scende, sale e scende ancora.
Piano piano il tram si svuota avvisando silenziosamente i presenti di essere ormai prossimo al capolinea.
Eppure lei è ancora lì.
Nonostante i pensieri e la neve è riuscita anche a memorizzare quanti e quali personaggi sono scesi incamminandosi per chissà quale via e quanti invece sono rimasti con lei in quello strano viaggio. Non sono in molti: c'è il filippino annoiato e la signora seduta dietro di lei che non ha ancora smesso di parlare al telefono. C'è persino il barbone, ora placidamente addormentato sopra uno dei tanti sedili.
Tre amici. Gli altri sono tutti volti nuovi.
Fermata numero boh. Il filippino scende dandole una silenziosa occhiata simile a un ultimo saluto. Lei ricambia e lo guarda allontanarsi tra le vie di quella caotica città.
Poi, eccola alzarsi. È il suo turno. La signora scende con lei, il barbone invece continua a dormire approfittando di quel calore cercato così a lungo.
Beato lui. Anche lei avrebbe voluto addormentarsi su quel tram senza più preoccuparsi di nulla.
Iniziare tutto daccapo dimenticando la vita e i doveri passati.
Lasciare nella neve quella maschera diventata ormai fastidiosa e dannatamente pesante per una persona in fondo così fragile.
La signora prende la propria via abbandonandola silenziosamente.
È rimasta sola, persino il tram è partito di nuovo.
Lei e la neve.
Si guarda attorno rendendosi conto di essere in una zona sconosciuta della grande città; l'ideale per perdersi e sparire completamente dalla scena. Non ha avvisato nessuno di quella sua dipartita, ha semplicemente salutato il fratello con un cenno del capo. Lui non ha chiesto niente e lei, di rimando, è stata zitta. Come sempre.
Muove qualche passo avanti e indietro. I fiocchi di neve hanno già ricoperto il suo giubbotto e il suo cappello inumidendoli del tutto.
Passano i minuti.
La libertà la chiama in quel vortice di neve e freddo, ma troppa è la paura e tanti sono ancora i doveri da svolgere sotto quella vecchia maschera.
Un sospiro a chiudere tutti quei ragionamenti complicati, poi, eccola tornare indietro.
Il tram del ritorno è appena arrivato.

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