Il cavallo terminò finalmente il sentiero. Faceva freddo, persino l'animale sembrava soffrirlo nonostante la spessa bardatura. Fiato caldo usciva dalle sue narici per andarsi poi a disperdere nell'aria fredda. Sembrava quasi il fumo di uno di quei draghi delle leggende.
Osservò e ascoltò quel respirare finché non sentì gli occhi e la testa diventare pesanti.
Si riscosse: non era quello il momento di riposare. L'aria gelida penetrava ovunque costringendola a coprirsi di continuo; sembrava davvero impossibile sfuggire a quella morsa letale.
“Non temere, manca poco...”
La calma voce di sua madre riuscì a tranquillizzarla. Alzò il piccolo volto guardandola per qualche istante, poi, vittima delle sferzate, fu costretta a nasconderlo nuovamente nel piccolo mantello donatole. Da quel che era riuscita a scorgere, la donna pareva a suo agio: il suo volto era tranquillo, rilassato, come se non temesse il rigido clima. Gli occhi dorati restavano proiettati verso il sentiero; nemmeno una volta si rivolsero altrove. Occhi di miele, diceva suo padre, che ben pochi avevano. In effetti era un colore strano quello dell'iride: una specie di marrone ambrato simile a quello delle leonesse delle Terre Orientali.
Ed era proprio 'La Leonessa' l'appellativo che le avevano attribuito i fratelli della Congrega.
Non solo per gli occhi, ma anche per i lunghi capelli biondi e il volto felino. Bellissimo quest'ultimo solo dal lato destro; il sinistro il più delle volte restava coperto da un apposito rialzo del mantello perché orrendamente sfregiato da un lungo graffio.
A lei non faceva paura quel graffio. Eppure sua madre continuava a volerlo tenere nascosto a tutti. Forse era proprio lei ad esserne terrorizzata. Non tanto dallo sfregio quanto, piuttosto, dal passato che esso conservava.
Il cavallo si fermò interrompendo l'apice quei numerosi ricordi. La donna passò le redini alla mano destra, sfilò i piedi dalle staffe e scese dall'animale con un movimento fluido e sicuro. Poco dopo allungò le braccia e fece scendere pure lei. Sentì la neve inumidirle subito le piccole scarpine di cuoio e le gambe formicolare a causa della lunga posizione assunta, ma cercò di non farci troppo caso. Doveva comportarsi da persona forte, così le aveva detto sua madre.
Questa dopo aver legato l'animale a un albero la prese per mano e la condusse oltre il sentiero, dove l'attendeva una casetta piccola e sporca, probabilmente abbandonata. Non provò a farle domande; sapeva che non avrebbe ricevuto nessuna risposta.
Da quando erano partite la Leonessa era rimasta più taciturna del solito. Le sue uniche affermazioni o domande erano scontate, quasi irritanti. Le aveva chiesto se stava bene, se aveva fame o sonno. Le aveva detto di tenere duro, di stare coperta e di comportarsi bene. Lei avrebbe voluto piangere ma questo l'avrebbe fatta notevolmente arrabbiare, così restò zitta e seguì diligentemente il percorso.
Ad attenderle, alla soglia della brutta casupola, c'era una vecchia donna. Era vestita nel modo più povero che avesse mai visto; ogni parte della sporca tunica che portava era stata corretta da una toppa. Indossava anche una cuffietta che un tempo doveva essere stata bianca e che ora invece appariva giallo pallido. Sotto di questa, corti e sporchi capelli grigi non si degnavano di nascondere un volto ancora più brutto del vestito. Brufoli e rughe, questi gli unici due elementi a comporlo.
La vecchia continuò a osservare sia lei sia sua madre senza muovere un muscolo. Aveva le braccia incrociate e l'espressione decisamente scocciata. Quando arrivarono a poca distanza dall'entrata della casupola sentì sua madre parlare. Il tono era freddo e insensibile, quello che solitamente usava con i suoi sottoposti.
“Suppongo di essere puntuale.”
“Lo sei eccome” sputacchiò la vecchia rivelando un'orrenda fila di denti gialli quanto la cuffietta. Diede uno sguardo rapido anche a lei poi aggiunse: “È dunque questa qui?”
Sua madre annuì.
“Ah, pensavo fosse più grandicella...mi hai portato un cucciolo ancora sporco di latte!”
“Sa cavarsela quanto basta; non ti creerà problemi.”
La vecchia donna brontolò ancora qualcosa, poi si voltò e fece ritorno all'interno della casa.
Lei continuava a non capire. Chi era? E perché quelle parole? Guardò sua madre e stavolta gli sguardi s'incrociarono. Vide i chiari occhi ambrati assumere una luce mai vista. Passarono un paio di istanti prima che sua madre si decidesse a parlare. Sembrava costarle un'enorme fatica, eppure cercava in tutti i modi di non darlo a vedere.
“Ascolta Garhea, la donna che hai appena visto ti terrà al sicuro per un breve periodo di tempo. Tu dovrai obbedirle senza discutere. E non farla arrabbiare. Qualsiasi cosa accada verrà prontamente a riferirmelo. Sono stata chiara?”
Il tono era stato freddo e veloce, quasi stesse dettando direttive militari agli uomini della sua congrega. Di solito parlava così quando era di cattivo umore o quando Garhea aveva combinato qualcosa. La bambina deglutì e, finalmente, parlò.
“Mamma ma lei puzza ed è brutta...non ci voglio stare con lei...”
Vide sua madre sorridere per un brevissimo istante, ma nessuna felicità si nascondeva in quella mossa; tutt'altro. Fece passare una mano sulla sua piccola testa bionda coperta dal cappuccio. E ancora, la guardò.
“Garhea devi farlo per me e per tuo padre. Questo è il posto più sicuro per te. Non dovrai starci molto, solo qualche giorno. Poi tornerò a prenderti e tutto finirà.”
Garhea non riuscì a staccare i chiari occhi azzurri, dono di suo padre, da quelli della madre. Sentì una lacrima scenderle sulla guancia, poi un'altra e un'altra ancora. La donna riuscì a raccoglierle tutte con un dolce gesto della mano. Si chinò un poco sulla bambina e continuò a parlarle con un tono ormai bassissimo e un sorriso sempre più faticoso sul lato del volto visibile.
“Promettimelo Garhea. Promettimi che non fuggirai, promettimi che mi aspetterai.”
Ancora non riusciva a capire niente di tutta quella storia. Nata da appena 6 anni e già costretta a separarsi dalle sole creature che amava. Per cosa? Per un motivo e lei sconosciuto, forse troppo difficile da capire per una bambina tanto piccola. Guardò ancora sua madre, bella e fiera, l'unica donna amata da suo padre. Chissà ora egli dov'era. Troppe domande, poche risposte.
Si fece forza. Doveva comportarsi bene.
“Prometto solo se tu prometti di venire a prendermi con papà.”
Lo disse in un tono incrinato e forse troppo capriccioso, ma sua madre sembrò non notarlo. Fece un altro di quei sorrisi e le diede un morbido bacio sulla guancia.
“Te lo prometto Garhea, fosse l'ultima cosa che faccio.”
La vecchia donna fece nuovamente capolino alla porta. Con passo lento e strascicato arrivò fino alla bambina e le pose una mano rugosa sulla piccola spalla.
Guardò sua madre e lei di rimando guardò la vecchia.
Non si dissero nulla, solo sguardi: quello inespressivo della donna e quello di sua madre, che a stento riusciva a fare altrettanto. Garhea ormai poteva ben leggere la tristezza sul volto della persona che più amava; colei che l'aveva messa al mondo.
Alla fine la donna si voltò e con un passo veloce fece ritorno al proprio destriero nero. Qualche movimento e si ritrovò già in sella, pronta a partire. Garhea provò a raggiungerla ancora una volta ma la vecchia continuò a mantenere la presa sulla spalla senza tuttavia farle male.
“Madre!”
E sua madre, la sua bella Leonessa, si voltò, forse sorpresa da quell'appellativo mai usato dalla bambina.
“Hai promesso madre!”
Fu l'unica cosa che riuscì a dire tra tutte le lacrime ormai scese. Forse ne vide una pure sul quel volto fiero, ma era troppo lontana per esserne sicura. La donna voltò il cavallo verso il sentiero appena percorso. Le sorrise.
“Ho promesso, sì...”
Fece per partire ma stavolta fu la vecchia a parlare.
“...Shair.”
E sua madre si voltò ancora una volta.
Un'ultima, sola volta.
“...Stai attenta.”
E anche all'anziana riservò uno sguardo ormai carico di tristezza.
Annuì con un solo e secco movimento del capo.
Garhea non riuscì a guardare la risposta della vecchia ma suppose fosse identica a quella della donna. Uno sguardo e un cenno con la testa.
Dopo quel breve momento, Shair spronò il destriero e partì al galoppo lungo il sentiero coperto di neve.
Quella fu l'ultima volta che Garhea vide sua madre.
Un puntino nero scomparire in uno sfondo completamente bianco.
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